Vivian Maier | 2 minuti di...

"Ho scattato così tante foto per riuscire a trovare il mio posto nel mondo"


Attorno a questa frase è nata una di quelle curiosità che devono essere soddisfatte, per cui non basta qualche informazione, ma si pretende la conoscenza.

Così è iniziata la stesura del romanzo di Francesca Diotallevi "Dai tuoi occhi solamente" (Neri Pozza, 2018), una biografia romanzata dedicata alla figura di Vivian Maier (1926-2009). La scrittrice ha provato a riempire gli spazi vuoti, ad arricchirli attraverso la sua percezione nei confronti di questa donna, del suo ambiente e della sua vita, indagandola attraverso le tracce della storia.

Ma cosa sappiamo veramente di Vivian Maier? Cosa ci rimane di lei? C'è chi l'ha soprannominata tata-fotografa, la non-fotografa di successo, la bambinaia, Mary Poppins, una delle migliori street-photographer del XX secolo.


Vivian Maier, New York


Al di là di stereotipi ed etichette, il mondo non l'avrebbe mai conosciuta se nel 2007 John Maloof non avesse comprato all'asta, per soli 380 dollari, il contenuto di un box. La precedente proprietaria era proprio Vivian Maier e Maloof ritrovò, tra fogli, oggetti ed effetti personali, centinaia di negativi mai sviluppati. Ignaro del tesoro acquisito, ma deciso a scoprire di più, il giovane ha cominciato a condividere i suoi ritrovamenti su Flickr e a comprenderne il potenziale. Quando è riuscito a risalire all'identità di Vivian era già troppo tardi. Quell'incontro mancato non è stato abbastanza per farlo desistere dal suo intento; Maloof ha rintracciato le persone che l’hanno conosciuta in vita: i bambini che erano stati cresciuti da lei, ormai adulti, i suoi datori di lavoro, ormai anziani. La ricerca e la promozione dell'opera di Vivian da allora non si sono più fermate. Ci sembra che la Maier, come oggi la conosciamo, sia una fotografa ricostruita, se non creata, da chi si è appropriato delle sue immagini e ne ha voluto dare una lettura, una forma condivisibile, commerciabile, in "mostra". Nata a New York nel 1926, oggi è una celebrità, ma nel corso della sua vita non ha mai avuto alcun interesse di farsi conoscere, di condividere con altri quello sguardo attento e insondabile, tipico di uno spirito taciturno.


Vivian Maier, 1969, Florida Vivian Maier, 1963, New York


Indubbiamente determinata e consapevole, Vivian non si è dedicata alla fotografia come ci si dedica ad un hobby. Faceva la bambinaia per poter fotografare, in modo sistemico e instancabile: una collezionista della realtà. Lo faceva per soddisfare il suo bisogno primario, come ogni grande artista. Non era solo uno spostarsi per la città il suo, ma un attraversare il mondo del quotidiano, trattenere l'abbandonato, l'angolo che sfugge nel traffico della metropoli.

Al collo sempre la macchina fotografica, con l'intento di aggiungere memorie al suo diario visuale e segreto. Ha registrato esistenze, gesti, attimi fuggenti di vita impercettibili ai più.

Il ricordo di chi l'ha conosciuta la voleva severa, impenetrabile e solitaria; lei cercava di catturare la sua identità, di collocarsi nel mondo che osservava continuamente, tanto da ritrarsi più volte: in un riflesso, nelle vetrine o negli specchi, nelle finestre, in un'ombra. Una sagoma presente, ma incerta.

La sua produzione conta più di 100 mila negativi, un archivio che documenta la sua attività a New York, Chicago e nei luoghi -mete dei suoi viaggi - tra cui la Francia, in memoria del periodo vissuto durante l'infanzia.


Vivian Maier, 1954, New York Vivian Maier, New York


Tutti sono stati tentati di raccontare chi era Vivian Maier, pur senza descrizioni, fonti di un'identità precisa. Ad oggi non c'è nessun profilo perfetto. La sua esistenza ci ha lasciato solamente, è non è poco, la certezza che l’arte è un modo di salvarsi, di esprimersi senza necessariamente destinarsi al consumo.

E il conforto di sapere che per qualcuno è più importante avere il mondo dentro, che imporsi nel mondo.




http://www.vivianmaier.com

Articolo di Rachele Bettinelli

0 commenti

Post recenti

Mostra tutti