SIAMO TUTTE SIRENE | ARTE E ATTUALITA'

In Messico la violenza sulle donne è all’ordine del giorno e laddove la piaga dei femminicidi sta pian piano assumendo tratti di normalità, arrivano gli artisti a denunciarla.

Il fotografo e regista Pablo Tonatiuh Álvarez Reyes ha cercato di evidenziare il problema utilizzando la metafora della sirena.



Nonostante l’impossibilità di allestire un’esposizione a causa delle restrizioni per la pandemia di Covid-19, il Proyecto Sirenas non tarda a catturare l’attenzione dei media, e non solo in Messico.

Ma perché questa scelta? Perché “mitigare” la realtà con delle creature mitologiche?


“Le sirene sono rappresentazione della tentazione sessuale a cui gli uomini devono resistere per mantenere la retta via; in altre parole, vengono prese in considerazione solo in relazione all’uomo, senza tenere in conto la loro morale o le loro intenzioni” - intervista al fotografo.


Le tredici fotografie non solo ritraggono le donne-pesce in contesti di violenza, abusi e vulnerabilità, ma mettono anche in luce la disarmante indifferenza degli altri soggetti.

Neanche a dirlo, il messaggio passa chiaro e cristallino: il concetto dietro al Proyecto Sirenas trasposto nella realtà odierna in cui viviamo assume un retrogusto a dir poco amaro, perché ci fa aprire gli occhi di fronte a quanto tutto ciò sia attuale e tangibile.



Non stiamo parlando di sirene, esseri fittizi creati dalla nostra immaginazione, ma di donne in carne ed ossa, e degli abusi che quotidianamente logorano indisturbati la loro, la nostra vita.


Il fotografo mira a toglierci dall’indifferenza sempre più solidificata in una società che sembra voler guarire soltanto parte dei suoi problemi. I suoi scatti vogliono intavolare un discorso, tirare fuori l’argomento e dargli spessore mediatico affinché, magari, venga riconosciuto come problema altrettanto degno di attenzione.

Articolo di Noemi Pagliardini

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