PASSEGGIATA NELLE MEGALOPOLI | NELL'ARTE

Vivere è trovare dimora nell'infinità dei luoghi possibili. Stabilirsi, temporaneamente o per molto tempo, adattando la propria forma, esistenza a quella del circostante. Case, palazzi, periferie, posti vivi e luoghi dimenticati, abbandonanti.

Oggi le città sono stratificazioni di passato e presente, storia e contemporaneo, insieme di forme e vite.

Contenitore di realtà o fortezza difficile da conquistare. Possono essere percorribili da strade o chiuse da barriere.

Le città sono, quindi, condivisione e accettazione o solitudine e paura.

Per coglierle non è sufficiente isolare una sola immagine della loro vita, devono essere rincorse, seguite nel loro divenire.



In occasione della VII Biennale di Architettura di Venezia, dal tema “Less Aesthetics, more EthicsStudio Azzurro, che dal 1982 crea significati attraverso la tecnica video, ha presentato l’istallazione “Megalopoli”.

Sviluppata attraverso 39 schermi è la testimonianza del percorso di inseguimento

degli artisti nelle grandi città.

Mosca, Manila, Cairo, Taipei, Hong Kong, San Paolo, Calcutta sono alcuni soggetti scelti e filmati. 

Suoni dissonanti, simili ad annunci sussurrati da voci metalliche, fanno da sottofondo allo scorrere di esplosioni di immagini. Lo spettatore fermo inizia il percorso visivo ed uditivo.



I 250 metri di installazione mostrano il mondo, o meglio, una sua parte.

Occidente ed Oriente si fondo, i confini degli Stati e delle grandi città sono abbattuti. Gli schermi non s’interrompono, la lunga passeggiata non concede pause.

Chi cammina avverte e vive la continuità dell’esistenza e si abbandona. Osserva uomini che lavorano nei campi di grano, accanto ad altri in auto che sfrecciano

sulle autostrade. La dimensione naturale e quella artificiale si toccano, generando una tensione che esplode nell'eruzione di un vulcano e nel crollo di numerosi palazzi. Gli artisti mostrano differenti aspetti della vita di una città. Lavoro, movimento, culto del sacro, con raccoglimenti e preghiere e del profano, con ammirazione per eventi sportivi. Nel tragitto la distesa di schermi si frammenta.

Differenti monitor televisivi dividono la superficie iniziale, sono piccoli nelle dimensioni ma enormi nel peso delle vite contemporanee.

Un’opera monumentale immersa nei colori, nelle forme e nei suoni.

Registra, coglie la vita, l’evoluzione del mondo. Nel 2000 Studio Azzurro aveva cancellato ogni possibile distinzione tra Stati, città e persone non concedendo allo spettatore d’interrogarsi sulle differenze, percependo ciò che è lontano irrimediabilmente vicino, accanto.

Un’opera che andrebbe vista e rivista da ciascuno di noi come testimonianza di accoglienza del molteplice.

Facile concepirsi parte di un enorme ingranaggio, basta non pensarsi diversi.

Megalopoli è unico mondo, per infinità di vite.


Articolo di Martina Cambareri.

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