Maurizio Cattelan | 2 minuti di...

“A preoccuparmi è soprattutto il rischio di diventare me stesso! Non so esattamente contro che cosa io stia lottando, ma ho la sensazione che la mia occupazione principale sia evitare di diventare me stesso o ancora peggio una caricatura di me stesso”

Tutti hanno annunciato con grande entusiasmo Breath Ghosts Blind, il più recente progetto di Maurizio Cattelan che verrà esposto all’Hangar Bicocca dal 15 luglio al 20 febbraio 2022.

No, non parliamo di Alessandro Cattelan il conduttore e sì, parliamo dell’artista del dito medio in Piazza Affari a Milano (L.O.V.E, 2010).

Maurizio Cattelan, nato a Padova nel 1960, è anche molto altro. Provare a tracciarne un ritratto in poche battute non è semplice, ma tentar non nuoce, almeno per cercare di rievocare un artista fin troppe volte stereotipato dalla sua stessa immagine. Amato e odiato, certamente discusso, provocatore per eccellenza, non ha mai smesso di stupire. Ad un certo punto sembrava persino volesse abbandonare per sempre la sua carriera di successo. Ma dietro lo sconcerto, la burla, l’animo bambino e immaturo che gioca all’arte contemporanea, c’è di più?



Cattelan ama toccare i punti più sensibili del genere umano e non è mai clemente nei confronti delle istituzioni e dell’establishment culturale, tanto che, invitato per la prima volta all’esclusiva Biennale di Venezia nel 1993, affitta lo spazio che ha a disposizione ad un’agenzia pubblicitaria, creando l’opera Lavorare è un brutto mestiere.

Nel 1999 attacca alla parete espositiva con del nastro adesivo il gallerista Massimo De Carlo. Ovviamente il vernissage è terminato quando l’uomo è stato trasportato d’urgenza al pronto soccorso per aver perso conoscenza, ma nessuno, tanto meno lui, lo dimenticherà.


Lo stesso anno, insieme al curatore Jens Hoffmann, crea una nuova Biennale, chiamata la IV Biennale di Caraibi. L’evento, completamente fittizio, prevedeva in realtà una vera e propria vacanza per gli artisti invitati e una sorprendente delusione per critici d’arte e giornalisti che vennero coinvolti a loro insaputa nell’inganno, desiderosi di fare notizia.

Insomma, all’inizio della sua carriera il momento di produrre davvero qualcosa veniva costantemente rimandato. Alla Galleria Neon di Bologna si limitò ad affiggere sulla porta il cartello “Torno subito”; al Castello di Rivara espose una corda che penzolava dalla finestra e scappò. Questo suo utilizzo dell'umorismo:


"è un modo per comunicare, per superare la barriera della timidezza. E se vuoi, serve da cortina fumogena per far passare un messaggio importante che se espresso in maniera letterale potrebbe risultare meno effettivo di quanto intenda essere. L’ironia nasconde spesso un momento drammatico”.

Ma non ci sono solo performance ed eventi immaginari. La sua produzione comprende molte sculture basate su figure note, realizzate con estrema verosimiglianza. Oltre ai suoi numerosi autoritratti, colpiscono La nona ora (1999), che ritrae Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite e Him (2001), un Hitler in ginocchio intento a pregare, quasi commosso. Non importa dove venga collocato, in una grande istituzione o in una galleria privata, da solo o con altre opere, ci incute sempre la stessa sensazione di terrifica e scomoda presenza, ci fa discutere, ci impone domande. Chissà cosa ha provato il compratore che l’ha acquistata da Christie’s per 17.189.000 dollari.



Oltre ai cavalli che vengono appesi o lasciati trapassare le pareti, la figura dell'animale viene utilizzata come alter ego nel caso di Bidibibodibiboo (1996), uno scoiattolo suicida in una cucina anni '50 che a Cattelan ricorda la propria infanzia; sarà bastato un pizzico di magia per salvarla? Quel che è certo è che il tema della morte lo segue perchè: "è forse l’unico su cui l’umanità non ha mai smesso di interrogarsi, e con lei l’arte. Non importa quanto possiamo essere evoluti tecnologicamente, la vita è comandata sempre da due leggi basilari: si nasce e si muore".



Nel 2004 l'artista mette in atto l’ennesimo colpo e per la Fondazione Nicola Trussardi, in Piazza XXIV Maggio, appende ad una quercia tre figure a grandezza naturale: sono bambini impiccati. Lo spettatore si indigna, eppure non si accorge che quello è un crudele specchio della realtà, dalla quale invece troppo spesso e troppo facilmente si distoglie lo sguardo. Franco De Benedetto, operaio edile, si arrampica sulla quercia armato per liberare i fantocci. Dopo essere caduto e finito in ospedale, dovrà ripagare per le opere ritenute di alto valore artistico e sociale. Cattelan dà vita anche a Toilet Paper (2014), un magazine che racconta l’arte, la moda e la società e che testimonia ancora una volta la sua voglia di guardare al mondo nelle sue assurde dinamiche e contraddizioni.

È certo che parleremo ancora molto di Cattelan, ricordandovi che non c’entra nulla con X-Factor, che ha una lunga carriera alle spalle della banana appesa al muro e del water d’oro e infine che no, non “potevate farlo anche voi”.


* Citazioni tratte da Maurizio Cattelan con Catherine Grenier, Un salto nel vuoto. La mia vita fuori dalle cornici, Rizzoli, 2011.



Articolo di Rachele Bettinelli

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