LE PAROLE VALGONO | NELL'ARTE


Le parole taciute, strozzate e bloccate nella testa.

Le parole sussurrate, timorose e delicate.

Le parole dette,urlate e spesso vittime di incomprensioni.

Sono origine del pensiero e del discorso, sono preziose,rare,comuni,di significato tanto quando insignificanti.

Dal ‘900 gli artisti si sono misurati con le lettere. La parola diventava protagonista della tela, si sovrapponeva al disegno, rapiva lo spazio e lo tingeva di suoni.

Come ieri, oggi gli artisti contemporanei italiani si servono del linguaggio come veicolo di significato ed emozioni.

Le parole vengono incorniciate, illuminate, ingigantite ed acquistano valore. 



Nel 2014 Giovanna Bianco e Pino Valente si aggirano per le strade di Roccagloriosa, nel Cilento, in cerca di parole. Chiedono al luogo di parlare, ponendo una semplice domanda: “Cosa manca?”.

Invitano le persone riutilizzare le lenzuola vecchie, dimenticate ed a dipingere con tempera le loro risposte, a sporcare biancheria passata con i pensieri recenti.

La città diventa museo, le strade sono pareti con opere appese. Una donna lega il lenzuolo bianco alla ringhiera e dice, tacendo, che non le manca niente.

Altri denunciano problemi, scrivono della società, del paese e di loro stessi. Artisti e spettatori diventano un unico, comunicatori, amplificatori di esperienze ed emozioni.



La ricerca del duo napoletano nel rapporto arte-parola approda nella realizzazione dell’opera “Summer is almost gone”, pensata, ancora una volta, per i cittadini-spettatori quotidiani della città di Acciaroli.

Su una delle pareti della torre normanna, quattro parole suggeriscono che l’estate è già trascorsa. Il tempo passa e porta con sé sensazioni altalenanti, la crescita ed il malessere provocato dall'incertezza del domani. Un inno di speranza talvolta triste, affidato a lettere e luce, che gli artisti mostrano per enfatizzare la bellezza che cela ogni nuovo inizio, il continuo evolversi dell’esistenza. 



Le parole identificano, oggetti, persone e luoghi.

”Quisostare” frase incisa sul muro, per creare uno spazio nello spazio, delimitare i confini tra un luogo fidato ed uno temuto.

Matteo Attruia, giovane artista della provincia di Podenone, scava nella parte bianca in cerca del dove e del quando a lui adatto. Luogo e tempo si fondono nelle dieci lettere che sanciscono indelebilmente il “qui” dell’artista.

Lo spettatore è silenziosamente inviato a riflettere e ripescare nella memoria o nel presente, il suo stare nel posto, il “qui” diverso dagli infiniti dove. 



La superficie cambia, Attruia sceglie un sigillo tombale, da trasformare in tela bianca per artisti in cerca d’ispirazione.

Riduce all'essenza il suo messaggio, “Tu” è il bronzo sul marmo freddo.

Un suono secco che lascia immaginare l’inizio di un pensiero o presagire la sua fine. L’artista non si rivolge ad un chiunque. Racchiude in due lettere il volto della persona, la sua esistenza e l’infinità di sensazioni che questa suscita.


Gli artisti fanno leggere parole, ne riscoprono il senso, ricordano come queste siano emozioni. Le parole valgono, soprattutto nell'arte.


Martina Cambareri

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