LA PERFORMANCE DELL'UMANO | ARTE E ATTUALITÀ

Ad oggi è difficile trovare un appassionato d’arte che non abbia in simpatia l’artista serba Marina Abramović, o come si è autodefinita “the grandmother of performance art”, la nonna dell’arte performativa.


Negli ultimi anni la sua arte è stata incessantemente pubblicizzata sui social media ma non solo, andando ad accrescere la sua fama: basti pensare all’incontro con l’artista tenutosi a Firenze nel 2018, in occasione della sua mostra The Cleaner a Palazzo Strozzi. Tutto esaurito!



Nasce uno spontaneo legame di empatia tra il pubblico e l'artista; conosciuta soprattutto per quelle opere che parlano di un amore difficile, tema che colpisce tutti noi, viene messo in risalto un lato romantico che ci fa sentire vicina la sua arte .

Ci immedesimiamo in lei nella performance Rest Energy, dove viene messa in scena la fiducia reciproca nella coppia: basta poco affinché la freccia scocchi e trafigga il cuore indifeso di lei, alludendo alle dinamiche di dipendenza che a volte si instaurano nelle relazioni.



The Artist is Present è spesso comparsa davanti ai nostri occhi mentre scorrevamo distrattamente le home dei nostri social networks. Marina restò seduta per 736 ore, impassibile a fissare negli occhi i visitatori che a turno le si sedevano davanti.

A sua insaputa, tra questi c’era Ulay, sua anima gemella ed ex-compagno di vita. Dopo più di vent’anni dalla loro separazione, i loro sguardi si rincontrarono. In lacrime, Marina si sporse verso di lui, prese le sue mani e partì l’applauso degli spettatori.



Il pubblico chiede questo, chiede romanticismo e finali felici, ed è facile, dunque, cercarsi e riconoscersi nelle sue opere.

Tuttavia, poco o per niente ci viene mostrata l’altro lato dell’artista, che si discosta dalla Marina in cui ci imbattiamo per caso in rete.

La Abramović, tramite le sue performance artistiche, ci mette di fronte alla cruda violenza dell’animo umano, l’oscurità che si cela dentro ognuno di noi, così ben nascosta ma anche così facilmente evocabile.


Rhythm 0 è la dimostrazione di come l’essere umano, lasciato libero di agire, non mostri alcun limite alla propria crudeltà. L’artista restò immobile per sei ore consecutive e diede la possibilità al pubblico di fare del suo corpo ciò che volevano: questi la tagliarono, la ferirono, le misero in mano una pistola rivolta verso se stessa. Il pubblico – il vero protagonista della performance – diviso tra sadici ed empatici, mostrò le mille sfaccettature della psiche. Ma anche chi diede sfogo a una tale brutalità non riuscì a guardarla negli occhi, perché è lì dove ci si specchia e non ci si riconosce.



Se la Marina romantica viene conosciuta e apprezzata da molti, la Marina che ci mostra una realtà scomoda – chi siamo davvero – entra nel cuore di tutti, perché tramite se stessa e il suo corpo ci parla di dolore, di sofferenza, di accettazione, ma soprattutto di un'umanità indebolita dalla società odierna, ma ancora viva in ognuno di noi.



Articolo di: Noemi Pagliardini

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