LA PAURA DI SENTIRSI SBAGLIATI | ARTE E ATTUALITÀ

Nulla è casuale, come l’attuale riscoperta del cortometraggio “Facing it” girato del giovane artista Sam Gainsborough nel 2018.




Bastano 7 minuti per provare la sensazione di sentirsi diversi, sbagliati, difettosi.

È il protagonista, troppo riservato e spesso nascosto, il pezzo che non combacia con il resto. Per lui è sufficiente entrare in un bar ed ordinare una birra scura piccola. Osservare gli altri mentre si raccontando del lavoro, della famiglia, della storia d’amore giusta o travagliata e si ricordano a vicenda di tutti quegli avvenimenti di mesi o anni fa. Non osa intromettersi, perché colto dalla tensione generata solo dalla consapevolezza di poter dire o fare qualcosa di sbagliato.

La faccia si contorce e ritorce, il suo corpo si deforma, controllato da due forze contrastanti, dalla volontà di interagire e dall'ansia sociale. Vorrebbe parlare, ma gli cade la lingua. Vorrebbe ammirare una ragazza appoggiata al bancone, ma quando i suoi occhi si posano su di lei si staccano dal viso, scivolando sul tavolino condiviso con la sua solitudine.



Il regista prova a dare una spiegazione al disagio interiore del protagonista, quando da piccolo in spiaggia con i genitori non riceve le attenzioni desiderate, quando viene allontanato da un gruppo di coetanei e quando sembra non essere compreso, capito durante una grigliata in famiglia.

Così i tentativi di approccio con gli alti falliscono, miseramente e contribuiscono ad alimentare in lui il senso d’incomprensione. Un continuo accumulo, instancabile di sensazione negative gli impediscono di esprimersi.

Il falso equilibrio si rompe e l’urlo liberatorio, come onde di un’inarrestabile tempesta di mare, sconquassa il locale. L’acqua salata invade ogni superficie ed è la stessa che bagna il viso della madre ferita.

I 7 minuti vissuti con la paura di sentirsi sbagliati trascorrono lasciando spazio al desiderio di provare a sentirsi simili agli altri.



Sopraffatti dall'ansia dovremmo entrare in un bar ed ordinare una birra piccola scura per ricordarci la bellezza di condividere sensazioni e d’incontrare gli altri.


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Articolo di Martina Cambareri

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