LA FORZA DELLA FRAGILITA' | ARTE E ATTUALITA'

È la fragilità uno dei valori toccati da Chandra Livia Candiani (1952), poetessa milanese poco nota, quanto autentica e decisiva per la poesia contemporanea in Italia.

Con corpo esile e voce bambina, Chandra va oltre la disperata ricerca del successo, della realizzazione, del bisogno dell’uomo di affermarsi.

Le sue parole sono il tentativo di amare ogni tipo di fragilità, di abbracciare il piccolo, l’inadeguato, il vero, perché “nessun cuore è impeccabile”.

La sua non è debolezza, ma l’autentica tenacia di “una bambina pugile”, di un essere umano vivo che ammette finalmente la sua finitezza. Quella che ci fa essere “una, sola e comunissima briciolitudine”.


Paragonata da Vivian Lamarque al Piccolo Principe, questa straordinaria donna cerca di spiegare che l'equilibrio si trova nell'accettare morte e vita, dolore e gioia, così da poter "assaporare tutto, appassionatamente".

Come scrive nel suo libro in prosa "Il silenzio è cosa viva. L'arte di meditare" (Einaudi, 2018), l'unico modo per rispondere al male è accettare e provare che fa parte di noi, come la stanchezza, la paura, le preoccupazioni di ogni giorno.

Ecco l'energia, ecco la forza.


Chandra utilizza spesso parole e riferimenti alla tradizione buddista e allo zen , perché è da lì che ha imparato ad accettare le imperfezioni e il buio, a trovare in un mondo spesso caotico e rumoroso una stanza colma solo di silenzio. Una stanza che è tana, cuccia, guscio per noi, nella quale tornare ad essere sensibili a quello che ci circonda.

Anche un sentimento comune come l'amore, nella raccolta “La bambina pugile ovvero la precisione dell’amore” (Einaudi, 2014), è un ritrovarsi nudi, vulnerabili, per poter medicare le ferite e trasformarle, anche quelle più profonde, in forza.

L’amore non è idealizzato, ma reale; non è colmare assenze e vuoti, ma confermare presenze, è restare e stare accanto.



Chandra Livia Candiani ci mostra come si possa davvero essere rivoluzionari e forti comunicatori, senza grida, con dialoghi intimi, con frammenti di noi stessi, con l’ascolto, con il “grazie più piccolo che c’è”.

La sua poesia è un invito alla tenerezza, ad una delicatezza sconosciuta e alla vicinanza con la natura. Ed è proprio quella natura che ci insegna che si può essere forti e fragili allo stesso tempo.



“Restare in bilico come fa la pioggia
sui fili del bucato, come una
nuvola deserta, contare momenti magnifici
sulle dita, assaporarli come semi sconosciuti
e chinarsi fino a terra chinarsi chinarsi
fino a essere polvere. Ecco, sei salva.”

Chandra Livia Candiani, La domanda della sete 2016-2020, Einaudi Editore, 2020, p.39



Forse oggi più che mai abbiamo bisogno della semplicità, del silenzio, del vuoto da riempire non di cose ma di abbracci.

Chandra Livia Candiani è capace di ricordarcelo, ogni giorno, con la forza della poesia che tanto ama e con la sua fragilità, che è anche la nostra.


Articolo di: Rachele Bettinelli


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