IPERREALTÀ IN BIANCO E NERO | ARTE E CINEMA

Malcolm & Marie (2021), film indipendente diretto da Sam Levinson, contiene tutti gli elementi di base di un’opera teatrale d’eccellenza: unità di luogo, tempo e azione; assenza di effetti speciali che non siano corporalità ed espressività; una dialettica fluida e persuasiva, protagonista ancor più degli attori stessi.

Una trama ridotta all’osso dove spicca la dinamicità di un botta e risposta che infrange la convenzionale finzione cinematografica e che pare estrapolata da un litigio di coppia di tutti i giorni.

Forse è proprio questa trama quasi prosciugata, questa privazione di un qualcosa a cui aggrapparsi, a rendere Malcolm & Marie così conturbante. C’è chi lo ha amato e chi lo ha odiato, ma entrambe le fazioni non possono negare di aver apprezzato la sua autenticità.



In un minimalismo figlio della pandemia, questo film ci fa assaporare la realtà del lockdown, nella sua cruda semplicità, senza alcun tipo di abbellimento. L’assenza del colore mette ancora più in luce l’espressività degli attori – John David Washington nei panni di Malcolm, regista emergente, e Zendaya in quelli della fidanzata Marie – che senza filtri e senza inganni si parlano a cuore aperto, si odiano e si amano, sviscerano ogni aspetto del loro rapporto travagliato partendo da ciò che è successo poco prima dell’inizio. Quella sera, alla première del suo film, Malcolm si è dimenticato di ringraziare Marie, la quale sembra aver ispirato la figura della protagonista. Questo aneddoto rappresenta un mero pretesto e il filo conduttore che lega una discussione all’altra.



C’è un reciproco tentativo di annientamento di argomentazioni e sentimenti. L’intervento di uno ci aiuta a comprendere meglio la figura dell’altro in un processo di graduale ricostruzione della storia che non ci viene mostrata. Quando pensiamo di aver finalmente capito da che parte stare, ecco che nuovi aspetti del loro rapporto saltano fuori e ci fanno cambiare idea: pian piano rivelano i loro caratteri, le loro paure e insicurezze, il narcisismo di uno e i risentimenti dell’altra. Le carte vengono messe in tavola da una prospettiva per poi venir ribaltate dall’altra.

In fin dei conti, qualcuno deve uscirne vincitore. Ma nelle relazioni di coppia non ci sono vincitori né vinti. Non c’è chi ha ragione e chi torto: dove uno soffre, l’altro soffre. Non c’è un netto bianco e nero, ma mille sfumature.



In questa incessante e inconcludente disputa dialettica affiora un realismo ben lontano dalla visione idealizzata dell’amore sempre offertaci dal cinema. Agli antipodi dei canoni dei classici hollywoodiani, Malcolm & Marie ci fa vedere cosa succede davvero “dietro le quinte”, tra le pareti di casa, sotto il velo dell’apparenza.

Il non detto viene detto. Il non chiesto viene chiesto. Nulla, seppur scomodo, viene lasciato senza risposta. E noi spettatori osserviamo da allievi quest’onestà sferzante. Ci riconosciamo, chi più chi meno, nel tentativo di stravolgere situazioni che non ci piacciono, nel coraggio di tirare fuori argomenti spinosi e talvolta dolorosi ma che si annidano inesorabilmente in ogni relazione.

Il film di Levinson va forse oltre la realtà dei nostri rapporti, la realtà per cui molti di noi preferiscono tacere e vivere avvolti in una serenità fittizia. Nella sua iperrealtà, Malcolm & Marie finisce per far sentire noi stessi protagonisti dei classici hollywoodiani, incastrati in canoni di idealismo e di silenzio annichilente.

Articolo di Noemi Pagliardini

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