ILYA & EMILIA KABAKOV | 2 MINUTI DI...

Ilya ed Emilia Kabakov (1933; 1945) sono noti nel panorama mondiale per la complessa ricerca artistica che affonda le sue radici nell’ex Unione Sovietica. Entrambi nati in Russia ma residenti negli Stati Uniti, i due artisti sono una coppia nell'arte e nella vita dal 1989.

Ilya, considerato dagli storici dell’arte il maggiore esponente del concettualismo russo, inizia la sua carriera come illustratore di libri per bambini, mentre Emilia, ex concertista, si appassiona alla curatela.


Ilya ed Emilia Kabakov nel loro studio a Long Island


Il loro linguaggio si dispiega in soluzioni inaspettate e abbraccia numerosi media, ma raggiunge la massima espressione nella forma dell’installazione totale. L’installazione è la forma d’arte contemporanea che viene ancora oggi percepita dal fruitore come più lontana, spesso difficile da decifrare o da intendere come opera vera e propria.

Derivanti dalle forme del collage e dell’assemblage, le installazioni prevedono l’utilizzo di materiali e strumenti diversi per la costruzione di una dimensione ambientale e presuppongono il coinvolgimento fisico dello spettatore. È straordinario osservare come le linee di un progetto su carta prendano vita e conquistino la tridimensionalità.



Sketch e Installazione - The Collector, 1988



La combinazione di fantasia, sogno e utopia caratterizza la scelta sempre accurata degli elementi, spesso originari della Russia post-staliniana di cui vogliono essere testimoni:


"L'atmosfera dell’installazione è come una combinazione. Io cerco di dare una giusta posizione ad ogni oggetto: le luci, i colori, la musica ecc. Per lo spettatore è come entrare in un mondo nuovo: ha la stessa sensazione che avrebbe entrando nella casa di uno sconosciuto, dove gli oggetti sembrano assolutamente differenti perché diverso è il loro contesto. Qui sembra di sentire l’atmosfera dell’Unione Sovietica, ma che tipo di atmosfera è? Difficile da esprimere".

Basti pensare a The Toilet del 1992, in cui utensili e quadri compongono una dimensione quasi sospesa nel tempo e contemporaneamente legata in maniera evidente al comunismo sovietico. Anche in The Communal Kitchen (1999) e School no.6 (1993) si crea materialmente l'idea di totalitarismo che i Kabakov hanno vissuto. Nonostante l'ampio utilizzo di oggetti e situazioni di un preciso contesto culturale, la produzione della coppia non perde la sua forza universale, ma si protende verso l’umanità. La paura del futuro, di ciò che accadrà al lavoro dell'artista e dell'uomo, è al centro dell’installazione Not Everyone Will Be Taken Into the Future (2001).

Due ali appoggiate alla sedia di una scrivania, come pronte per essere indossate da chi si trova davanti a How Can One Change Oneself (2000); sono state create per rallentare, per darci modo e tempo di essere migliori.


How Can One Change Oneself, 2000


The Collector (1988) invece desta l’immagine di un uomo nel silenzio della propria stanza, mentre incolla cartoline e ritagli alle pareti, con la voglia di fermare lo scorrere del tempo e di rivivere un passato di felicità:


“nelle cartoline sono raffigurate viste del mare, paesaggi, persone con strani cappelli bianchi, quadri della galleria Tret’jakov. Il tempo si è fermato e poi ha ricominciato a scorrere al ritmo del tuo incollare, del tuo disporre i fogli già pronti in una pila sulla sinistra. Il lontano, eccitante mondo, inconsapevole di te e animato da vita propria, si avvicina, si fa piccolo, tuo".


La pandemia limita la nostra possibilità di esperienza e di certo non possiamo fruire le installazioni dei Kabakov solo guardandone un’immagine riprodotta.

L’arte però sopravvive e continua a sorprenderci, se ci manteniamo presenti, se le diamo un motivo di esistere anche a distanza.

Perchè se ci riflettiamo, almeno una volta durante quest'anno lunghissimo avremmo voluto essere l’uomo in The Man Who Flew into Space from His Apartment (1998): fuggito dalla propria stanza, volato in alto, nello spazio senza limiti.


The Man Who Flew into Space from His Apartment, 1998


Articolo di Rachele Bettinelli


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