IL POTENZIALE DEGLI OGGETTI | ARTE E ATTUALITÀ

Come il buon vecchio Oscar Wilde ci ricorda, “life imitates art far more than art imitates life”, la vita imita l’arte più di quanto l’arte imiti la vita. Se dunque steste inconsciamente relazionando fotografia e oggettività, il surrealismo fotografico di José María Rodriguez Madoz – in arte Chema Madoz – potrebbe farvi cambiare idea, svelando cosa si cela dietro l’apparenza di una realtà ritenuta univocamente interpretabile. E come ci riesce? Bianco e nero. Insoliti abbinamenti di oggetti. Assenza di un titolo. Minimalismo.


Ma a livello percettivo c’è molto di più. In un’era dominata dalla tecnologia, senza alcun ausilio del digitale, Madoz dà vita a vere e proprie illusioni ottiche: inizialmente l’occhio percepisce l’immagine nel suo complesso; al momento di processarla, opera un’analisi più approfondita dei singoli elementi che la compongono, e raggiunge la consapevolezza che nulla è ciò che sembra. Ci si rende conto che nell’arte ogni pretesa di oggettività è chimerica perché la realtà è multiforme e si modella sulla percezione di chi la osserva.



Con la sua tecnica minimalista, Madoz desta il potenziale segreto degli oggetti, inibito dall’accecante frenesia della vita quotidiana. Sempre di corsa, non siamo in grado di vedere oltre quell’unica identità che abbiamo relegato agli oggetti.

A volte basterebbe fermarsi, anche per poco, e contemplarli. Nel mondo parallelo in cui l’arte ci conduce, la mente si apre a concepire realtà eterogenee, senza vincoli, senza limiti.

Ed è proprio qui che lo spettatore si lascia sorprendere, nella contemplazione dell’arte.


Articolo di Noemi Pagliardini




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