IL MITO | NELL'ARTE

“Il mito è il fondamento della vita, lo schema senza tempo, la

formula secondo cui la vita si esprime quando fugge al di fuori

dell’inconscio”

-Thomas Mann

Da sempre i miti e le leggende vengono ripresi, trasformati, omaggiati e raffigurati dagli artisti, in particolar modo nei quadri del Romanticismo, che è per eccellenza il movimento artistico,culturale e letterario del sentimento e dalla realtà umana più eterea.

Nei miti classici, in particolare, si mostrano, attraverso allegorie e metafore, i lati più oscuri e quelli più magnanimi dell’uomo; vi è sempre il contrasto tra ragione e sentimento, tra la natura umana che tende inevitabilmente a trascendersi opposta invece al bene comune che detta la

condotta più ortodossa.


Arianna abbandonata

Angelica Kauffman



Teseo, figlio del re Egeo, sconfisse il Minotauro, un essere mostruoso imprigionato in un labirinto, a cui la città doveva ogni nove anni un tributo che consisteva in sette ragazze e sette ragazzi. Teseo riuscì nell'impresa con l’aiuto della figlia del re Minosse, Arianna, innamorata di lui e disposta a correre ogni rischio pur di sostenerlo. In cambio, Teseo, promise alla ragazza di portarla via con sé, amandola per sempre.

Qualcosa però andò storto, Teseo abbandonò Arianna, dormiente, sull'isola di Nasso, un posto deserto e lontano da casa. Al suo risveglio, Arianna vide solo la nave dell’amato che si allontanava, e subito si disperò.

Vediamo in questo quadro Arianna che con le braccia cerca quasi di fermare la nave di Teseo; è accompagnata da Cupido che piange il dolore non suo, sull'isola dell’abbandono per antonomasia (dal nome,Nasso, deriva infatti l’espressione “piantare in asso”).



Amore e Psiche

Francois Gerard



Psiche era una fanciulla, figlia di due reali, dalla bellezza straordinaria, “Non esistevano parole per lodarla adeguatamente”, scrisse Apuleio nelle “Metamorfosi”.

La grazia di Psiche era tale da far invidia a tutte le dee, in particolare a Venere, che chiese aiuto a suo figlio Amore (Cupido) per contrastare lo splendore della ragazza. La missione di Amore era quella di colpire Psiche con una delle sue frecce e farla innamorare dell’uomo più brutto della terra. Arrivato davanti alla ragazza rimase profondamente colpito dalla sua bellezza, al punto che, distratto, si colpì con una freccia e se ne innamorò perdutamente.

Amore decise di vivere il suo amore mortale incontrando Psiche ogni sera nel proprio palazzo, senza rivelarle la propria identità.

Una notte, però, Psiche lo scoprì e Amore decise di abbandonarla; quando Venere venne a sapere dell'accaduto infuriò contro Psiche e la costrinse a superare diverse prove: avendone fallita una, cadde in un sonno profondo.

Amore condusse la ragazza sull'Olimpo e facendole bere dell’ambrosia, la mutò in una dea.



Apollo e Dafne

John William Waterhouse



Apollo schernì Cupido dicendogli che arco e frecce non erano armi adatte a lui, così quest'ultimo decise di gettare contro il dio una freccia d’oro, destinata all'innamoramento. Ne scoccò un'altra di piombo, simbolo del ripudio amoroso, contro la ninfa Dafne, che, appena vide Apollo fuggì lontana disprezzandolo. Accecato dal desiderio di lei, Apollo,la rincorse instancabilmente, finché la Ninfa non chiese aiuto al padre Peneo, che la trasformò in un albero d’alloro.

Allora Apollo, afflitto, decise di trasformare l'albero in un sempreverde, che da quel momento diventa la pianta sacra al dio.

Nel quadro di Waterhouse vediamo chiaramente lo sguardo ammaliato di Apollo, la cui identità è specificata dalla presenza della cetra, e lo sguardo preoccupato di Dafne, incastrata tra i rami di un alloro.


Orfeo ed Euridice nell’oltretomba

Jean Baptiste Corot



Orfeo era il più abile poeta e suonatore tra gli uomini, tramite la musica della sua lira, regalatagli da Apollo, incantava ogni bestia e ammaliava ogni umano. Innamorato di Euridice, decise di sposarla, ma presto il loro idillio amoroso conobbe una tragica fine. La fanciulla, scappando

da Aristeo, il quale se n’era infatuato, calpestò inavvertitamente un serpente, che mordendola la uccise.

Orfeo, avvilito, non si diede pace, scese negli inferi e iniziò a suonare melodie intrise di dolore e disperazione, al punto tale che i sovrani del regno dei morti, Ade e Persefone, gli consentirono di riportare Euridice tra i vivi. Il patto però era che durante il viaggio verso la terra, Orfeo non si doveva voltare mai indietro a guardare la sua sposa.

Così i due partirono mano nella mano, senza guardarsi, e attraversarono il labirinto dei morti, come riportato nel quadro soprastante; tuttavia Orfeo non resistette, voleva guardare negli occhi Euridice per assicurarsi che ci fosse davvero lei dietro di lui, ma nel momento in cui i loro sguardi

si incontrarono, il volto di Euridice sparì per sempre, e Orfeo vide la sua sposa morire per la seconda volta.


Gaia Della Volta

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